Terapie e Innovazioni

Senescenza cellulare e inflammaging: il legame con l’invecchiamento

di Dott. Prof. De Cristofaro Paolo
ENDOCRINOLOGO 23 Ottobre 2026

Senescenza cellulare e inflammaging: il legame con l’invecchiamento
Senescenza cellulare e inflammaging: il legame con l’invecchiamento

L’invecchiamento non dipende da un unico «interruttore» biologico. Tra i fenomeni che aiutano a comprenderlo ci sono la senescenza cellulare, cioè una risposta stabile a determinati stress, e l’inflammaging, una condizione di infiammazione cronica di basso grado che può accompagnare l’età avanzata. Sono processi collegati, ma non sinonimi: una cellula senescente può contribuire all’infiammazione, mentre un ambiente infiammato può favorire nuovi segnali di senescenza. Capire la differenza permette di leggere con maggiore prudenza le promesse dei trattamenti «anti-age».

Indice dell’articolo


Che cosa significa senescenza cellulare


Una cellula senescente non è semplicemente una cellula vecchia. È una cellula che, in risposta a eventi come danni al DNA, stress ossidativo o segnali oncogeni, interrompe stabilmente la proliferazione e modifica il proprio funzionamento. Questo arresto può essere protettivo: impedisce a cellule danneggiate di continuare a dividersi. In alcuni contesti, la senescenza partecipa anche alla riparazione dei tessuti e al rimodellamento durante la vita.

Il problema nasce quando le cellule senescenti si accumulano o persistono oltre il tempo utile. La loro presenza non è uguale in tutti gli organi, né tutte le cellule senescenti si comportano nello stesso modo. Per questo gli studiosi usano combinazioni di indizi biologici, e non un test unico capace di dire con certezza quante «cellule vecchie» abbia una persona.

È utile distinguere tre situazioni spesso confuse:
  • Senescenza: arresto proliferativo accompagnato da cambiamenti metabolici e comunicativi.
  • Quiescenza: pausa reversibile della divisione cellulare, che non coincide necessariamente con la senescenza.
  • Morte cellulare: eliminazione della cellula; una cellula senescente, invece, può restare viva e attiva per molto tempo.
La senescenza, dunque, non è un guasto da cancellare indiscriminatamente. Contano il tessuto, la durata della risposta e il contesto clinico.

Anche la capacità dell’organismo di riconoscere e rimuovere le cellule che non servono più può variare. Questo spiega perché, nella ricerca, non si studia solo quante cellule entrano in senescenza, ma anche quanto a lungo restano nel tessuto e come interagiscono con le difese immunitarie. Contare cellule in un campione, senza queste informazioni, darebbe una fotografia incompleta.

Il linguaggio delle cellule senescenti: il SASP


Molte cellule senescenti rilasciano una combinazione variabile di molecole chiamata fenotipo secretorio associato alla senescenza, o SASP. Può comprendere mediatori infiammatori, fattori di crescita e proteine che modificano la matrice extracellulare. Non esiste un SASP identico per tutte le cellule: la sua composizione cambia secondo lo stimolo, il tipo cellulare e il tempo trascorso.

Queste molecole sono messaggi rivolti alle cellule vicine e al sistema immunitario. In una risposta limitata possono aiutare a segnalare un danno e favorire la pulizia del tessuto. Se il segnale perdura, possono invece alterare il microambiente, sostenere l’infiammazione e ostacolare il normale ricambio. La stessa famiglia di risposte può quindi essere utile o dannosa a seconda delle circostanze.

Non bisogna confondere questa descrizione biologica con una diagnosi individuale. La presenza di rughe, stanchezza o dolori non permette di misurare il SASP. E un esame del sangue che mostra un marcatore infiammatorio elevato non identifica automaticamente cellule senescenti: l’infiammazione ha molte possibili cause.

Che cos’è l’inflammaging


Con inflammaging si descrive la tendenza, osservata in molte popolazioni anziane, verso uno stato di infiammazione persistente e relativamente lieve rispetto a un’infezione acuta. Non è una malattia autonoma, né una condizione inevitabile per ogni persona. È un quadro complesso che coinvolge immunità, metabolismo, microbiota, tessuti e storia individuale.

L’infiammazione acuta è una risposta necessaria: interviene quando occorre difendersi o riparare un danno, e dovrebbe poi risolversi. Nell’inflammaging l’attenzione riguarda invece un’attivazione di fondo che tende a durare. Tra le possibili fonti figurano cellule senescenti persistenti, alterazioni della regolazione immunitaria, tessuto adiposo disfunzionale e stimoli ambientali ripetuti. Nessuna di queste spiegazioni, presa da sola, basta per descrivere ogni caso.

Un punto decisivo è la variabilità individuale. Due persone della stessa età possono avere profili infiammatori diversi. Anche farmaci, infezioni, condizioni croniche e stile di vita influiscono sulle misure di laboratorio. Perciò non è corretto trasformare il concetto di inflammaging in un’etichetta automatica basata sull’anagrafe.

Come i due processi si influenzano


Il rapporto fra senescenza e inflammaging può assomigliare a un circuito di retroazione. Alcune cellule senescenti, tramite il SASP, favoriscono il reclutamento di cellule immunitarie e la produzione di mediatori infiammatori. Un ambiente cronicamente infiammato, a sua volta, può aumentare lo stress sulle cellule e contribuire all’emergere di ulteriori risposte senescenti.

Questo circuito non opera isolatamente. Nella ricerca sull’invecchiamento viene studiato insieme ad altri processi, fra cui danni al DNA, alterazioni delle proteine, disfunzione mitocondriale e cambiamenti nella comunicazione tra cellule. La letteratura parla di meccanismi interconnessi, non di una sola causa in grado di spiegare tutte le differenze fra persone o organi.

Le conseguenze possono riguardare la capacità dei tessuti di mantenersi e ripararsi. Tuttavia una relazione biologica plausibile non significa che una singola molecola circolante predica il futuro di una persona. Gli studi sperimentali chiariscono i meccanismi; gli studi sull’uomo servono per capire quanto tali meccanismi incidano realmente sugli esiti clinici.

Un’altra cautela riguarda il tempo. Una risposta infiammatoria breve dopo un danno non è l’inflammaging; una cellula che smette temporaneamente di dividersi non è per forza senescente. Durata e persistenza sono quindi domande centrali. Misure effettuate una sola volta possono non distinguere una variazione transitoria da un processo stabile.

Perché l’età biologica non si legge da un solo esame


Si cercano marcatori della senescenza nelle cellule e nei tessuti, ma nessun marcatore è universale. Molecole usate spesso in laboratorio possono apparire anche in altri stati cellulari. Inoltre un campione di sangue non rappresenta necessariamente ciò che accade nella pelle, nel muscolo o in un organo interno.

Lo stesso vale per l’infiammazione. Proteina C-reattiva e altre misure possono essere utili in specifici contesti medici, ma non esiste una soglia unica che trasformi un valore in una «diagnosi di inflammaging». Prima di interpretare un risultato bisogna considerare sintomi, anamnesi, malattie presenti e indicazione clinica. Fare pannelli di test senza una domanda medica precisa rischia di generare allarme o false rassicurazioni.

Dalla ricerca alle terapie: che cosa sappiamo davvero


La ricerca sta studiando strategie che puntano a eliminare alcune cellule senescenti, dette senolitiche, o a modificarne i segnali. Sono linee di indagine interessanti, soprattutto nei modelli sperimentali. Ma i risultati ottenuti in cellule o animali non dimostrano che un prodotto migliori la salute o allunghi la vita delle persone. Restano aperte questioni su efficacia, sicurezza, selettività e durata degli effetti.

Anche l’etichetta «antinfiammatorio» non basta a giustificare l’uso di farmaci o integratori in persone sane. L’infiammazione svolge funzioni protettive e la sua soppressione indiscriminata può avere costi. Un intervento medico deve partire da un problema definito, da prove pertinenti e da una valutazione individuale.

Per la vita quotidiana è più sensato occuparsi dei fattori di salute già ben documentati: attività fisica compatibile con la propria condizione, alimentazione adeguata, sonno, prevenzione del fumo e controllo delle malattie croniche. Non sono scorciatoie per «spegnere» la senescenza, ma scelte con benefici clinici più solidi rispetto alle promesse di ringiovanimento.

Quando un messaggio pubblicitario cita uno studio, conviene chiedersi su chi sia stato condotto, quale risultato sia stato misurato e per quanto tempo. Una riduzione di un marcatore in laboratorio non equivale a meno malattie, migliore autonomia o maggiore sopravvivenza. La distanza fra meccanismo e beneficio clinico è il passaggio che più facilmente scompare nei racconti semplicistici dell’anti-invecchiamento.

Cosa ricordare


Senescenza cellulare e inflammaging descrivono due aspetti della biologia dell’età, non due diagnosi che si possano attribuire osservando una persona. La loro relazione è reale sul piano della ricerca, ma va letta senza trasformare meccanismi complessi in slogan terapeutici.
  • La senescenza può proteggere dall’espansione di cellule danneggiate e aiutare riparazioni temporanee; la persistenza può diventare problematica.
  • Il SASP è variabile: non tutte le cellule senescenti emettono gli stessi segnali.
  • L’inflammaging indica una tendenza all’infiammazione cronica lieve, non un destino uguale per tutti gli anziani.
  • Non esiste oggi un singolo esame che misuri in modo affidabile la «quantità di senescenza» di tutto l’organismo.
  • I trattamenti senolitici sono oggetto di ricerca, non una soluzione anti-età da usare autonomamente.

Domande frequenti


Le cellule senescenti sono sempre dannose?


No. L’arresto della divisione può essere una risposta protettiva; in certe fasi aiuta anche la riparazione. La questione è se queste cellule vengano eliminate quando non servono più oppure persistano e alterino il tessuto.

Inflammaging significa avere un’infezione?


No. Il termine riguarda un’infiammazione di fondo, distinta dalla risposta acuta a un patogeno. Un valore infiammatorio elevato, però, richiede comunque un’interpretazione clinica e non va attribuito automaticamente all’età.

Posso sapere la mia età biologica con un solo test?


I test disponibili misurano aspetti diversi e hanno limiti. Nessun risultato isolato sostituisce la valutazione medica né predice con certezza la salute futura di una persona.

Un integratore può eliminare le cellule senescenti?


Le evidenze oggi non giustificano questa promessa per i comuni integratori. Prima di assumere prodotti o farmaci per finalità anti-età, è prudente discuterne con un professionista sanitario.

Fonti scientifiche


  1. López-Otín C, et al.Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell. 2023. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36599349/
  2. Franceschi C, et al. Inflammaging: a new immune-metabolic viewpoint for age-related diseases. Nat Rev Endocrinol. 2018. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30046148/
  3. Baechle JJ, et al. Chronic inflammation and the hallmarks of aging. Mol Metab. 2023. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37329949/
  4. Wang B, et al. The senescence-associated secretory phenotype and its physiological and pathological implications. Nat Rev Mol Cell Biol. 2024. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38654098/
  5. Muthamil S, et al. Biomarkers of Cellular Senescence and Aging. 2024. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38935557/
  6. Nayeri Rad A, Grillari J. Current senolytics: Mode of action, efficacy and limitations. 2024. PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38040344/

Dott. Prof. De Cristofaro Paolo

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ENDOCRINOLOGO

Dott. Prof. De Cristofaro Paolo

Petriccione Castellalto (TE)

N. Iscrizione ordine dei medici: n.0000001151


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