La longevità è un tema che onora il nostro paese che vanta livelli di vita media da primato europeo, grazie all’onda lunga della cultura alimentare tramandata, alle condizioni climatiche favorevoli per una vita attiva e all’aria aperta, ad un servizio sanitario complessivamente accessibile ed evoluto e a condizioni economiche non ottimali, ma ancora sufficienti per dare spazio alle aspirazioni individuali.
Longevità e combinazione di fattori genetici e ambientali
Se a questo aggiungiamo una benevolenza genetica, il mantenimento nel tempo di un’efficienza cerebrale e fisica, un ambiente socialmente ed umanamente non emarginante, ci giochiamo anche la possibilità di diventare centenari in buona salute, cosa che si verifica con maggiori o minori evidenze in diverse aree del nostro paese, tra cui, anche l’Abruzzo.
Per cui, possiamo stressare il messaggio che la longevità è il risultato di una favorevole combinazione di fattori genetici e ambientali, a cui va aggiunto il ruolo determinante della capacità di scelta e di autoregolazione dell’uomo che, al giorno d’oggi, potrebbe acquisire anche maggiore efficacia, se illuminata dalle nuove acquisizioni scientifiche .
Longevità e denatalità: una sfida per il futuro
Malauguratamente, questa nostra entusiasmante potenzialità, che potrebbe rappresentare un punto di orgoglio tutto italiano, confligge con il grandissimo problema della “denatalità” correlata al disagio economico-occupazionale-esistenziale-nutrizionale delle nuove generazioni che affligge il nostro paese e toglie senso alla longevità stessa che, in una società senza giovani, non è un valore, ma un problema.
Soprattutto, venendo a mancare molti dei presupposti sumenzionati, verrebbero a ridursi le condizioni per esprimere una sana longevità e,vivere qualche anno in più, potrebbe essere economicamente oneroso e configurare un quadro di sopravvivenza afinalistica e forse non auspicabile.
Longevità, modello mediterraneo e stili di vita
Occorre, quindi, comprendere come una longevità che ha la sua ragion d’essere, nella vicinanza al modello mediterraneo e alle sue caratterizzazioni loco-regionali e in alcuni stili di vita che molti centenari hanno conservato, come cenare presto o molto leggero la sera, mal si conciliano con i ritmi di vita attuali e con la tendenza a vivere la socialità e quindi i pasti più importanti e significativi proprio in tarda serata.
Longevità e educazione alla sensorialità
A ciò si aggiunge un elemento che viene abitualmente trascurato nell’analisi dei longevi e cioè che gli attuali centenari hanno verosimilmente acquisito, in modo inconsapevole, una educazione alla sensorialità molto più armonica rispetto ai nati dagli anni ottanta in poi, che sono stati polarizzati maggiormente verso una prevalenza della vista e dell’udito su tutti gli altri sensi.
L’uso armonico dei sensi, consente ad ognuno di noi di acquisire abilità nella percezione della bontà del cibo, a partire da ciò che è considerato utile, salutare, piacevole e gratificante, in base alla cultura a cui ci riferiamo.
Al contrario, il cibo scelto in base all’immagine o a ciò che ci viene raccontato, senza il vaglio critico di un gusto educato e maturo e di tutti gli altri sensi, rende incompleto il processo di incorporazione e di dialogo con il corpo e può contribuire ad alimentare paure e diffidenze intorno al cibo.
Alimentazione e comportamento alimentare
Ne consegue una complessa patologia del comportamento alimentare, ancora priva di sufficiente attenzione, riconducibile all’eccessiva pressione socio-ambientale verso il consumo del cibo, con conseguente incremento di intolleranze alimentari, di comportamenti alimentari restrittivi(dieting) o di perdite del controllo, sia conseguenti alle restrizioni stesse, sia associate a stati emotivi, sia di rassegnazione/passività che di rabbia.
Cibo, lavoro e alimentazione sana
E’ innegabile che i ritmi di vita e di nutrizione attuali comportano una notevole complessità del rapporto tra cibo e lavoro, soprattutto perché mancano supporti logistici adeguati sia nei luoghi di lavoro, sia nelle famiglie stesse che solo raramente hanno le competenze e l’organizzazione per sostenere un modello di alimentazione sana.
Il tutto è demandato troppo all’individuo, per cui risulta più facile lasciarsi andare, sottostare a regimi dietetici, consumare pasti sostitutivi, attuare il digiuno intermittente, piuttosto che rispettare varietà, quantità ed equilibri alimentari del nostro collaudato modello mediterraneo, a cui si può rimproverare solo di non aver avuto, in tempi più recenti,validi e coerenti stimoli economici e culturali per adeguarsi alla complessità dell’attuale società.
Modello mediterraneo e trasmissione intergenerazionale
Tra le motivazioni dell’allontanamento dei comportamenti alimentari reali della popolazione dal modello mediterraneo, oltre alla rottura del rapporto tra casa e cibo, ha giocato in modo decisivo anche la rottura del rapporto e della comunicazione intergenerazionale, come se si fosse interrotta la complessa trasmissione del linguaggio del cibo.
Sana longevità, scienza e contesti di vita
In mancanza di un confronto costante tra tradizione e innovazione, senza interazione e continuità con il mondo dei giovani, è doveroso riflettere prioritariamente sul significato e sull’orientamento che si intende promuovere sul tema della sana longevità perché la scienza lavori in sinergia e in coerenza con i relativi contesti di vita e di lavoro.
Autore: Dott. Prof. De Cristofaro Paolo.
Nel panorama della medicina italiana dedicata all’endocrinologia, all’obesità e ai disturbi del comportamento alimentare, il Dott.Prof. Paolo De Cristofaro rappresenta una figura di riferimento che, nel corso di oltre quarant’anni di attività professionale, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di nuovi modelli di prevenzione e cura delle patologie metaboliche.

