Ritmi biologici e attività fisica

Apnee notturne non diagnosticate: impatto sulla longevità

di Dott. Oreste Di Mattei Di Matteo 8 Settembre 2026

Apnee notturne non diagnosticate: impatto sulla longevità
Apnee notturne non diagnosticate: impatto sulla longevità

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) è un disturbo respiratorio caratterizzato da ripetuti restringimenti o chiusure delle vie aeree superiori durante il sonno. Gli eventi provocano ipossia intermittente e micro-risvegli che frammentano il riposo. Se non riconosciuta e trattata, soprattutto nelle forme gravi, l’OSAS è associata a ipertensione, eventi cardiovascolari e maggiore mortalità. La diagnosi richiede una valutazione clinica e un esame strumentale del sonno; il trattamento viene scelto in base a gravità, sintomi, comorbilità e caratteristiche individuali.

Indice dell'articolo


Introduzione


Il sonno è un processo biologico essenziale per il recupero cellulare, la regolazione ormonale, il consolidamento della memoria e la modulazione del sistema immunitario. Quando la respirazione viene interrotta ripetutamente da episodi ostruttivi, le conseguenze superano la sonnolenza diurna. La riduzione ciclica dell’ossigeno e la frammentazione del sonno attivano risposte neurovegetative, infiammatorie e metaboliche che, nel tempo, possono contribuire al danno cardiovascolare e cognitivo.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è frequente ma ancora ampiamente sottodiagnosticata. Russamento abituale, pause respiratorie osservate, sonno non ristoratore, cefalea mattutina e sonnolenza diurna vengono talvolta attribuiti all’età, alla stanchezza o allo stile di vita. Il riconoscimento dei sintomi e dei fattori di rischio permette di indirizzare la persona verso una valutazione appropriata, particolarmente importante in presenza di obesità, ipertensione resistente, aritmie o precedenti cardiovascolari.

Cosa sono le apnee ostruttive del sonno


Le apnee ostruttive del sonno si verificano quando il tono dei muscoli faringei diminuisce e le vie aeree superiori si restringono o si chiudono durante il sonno. Un’ipopnea comporta una riduzione parziale del flusso respiratorio, mentre un’apnea indica un’interruzione quasi completa. Ogni evento può provocare desaturazione dell’ossigeno, aumento dello sforzo respiratorio e micro-risvegli, con oscillazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Nelle forme gravi gli episodi possono ripetersi molte volte ogni ora.

La gravità viene comunemente descritta mediante l’indice di apnea-ipopnea (AHI), cioè il numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno. Negli adulti, valori da 5 a 14,9 indicano convenzionalmente una forma lieve, da 15 a 29,9 una forma moderata e valori pari o superiori a 30 una forma grave. L’AHI non esaurisce però la valutazione: sintomi, carico ipossico, comorbilità e qualità del sonno influenzano il significato clinico. Tra i principali fattori di rischio rientrano obesità, caratteristiche anatomiche delle vie aeree, età, sesso maschile, fumo e consumo serale di alcol.

Il problema della sottodiagnosi


La diagnosi non può basarsi soltanto sul russamento o su un questionario. È necessaria una valutazione clinica completa seguita, quando indicato, da polisonnografia o da un test domiciliare tecnicamente adeguato. Molte persone non arrivano all’esame perché non riconoscono i sintomi, vivono sole e non ricevono segnalazioni sulle pause respiratorie oppure non vengono identificate come soggetti a rischio durante le visite ordinarie. La prevalenza stimata varia in base a popolazione, età e criteri diagnostici, ma il carico globale della malattia è elevato.

Gli strumenti di valutazione del rischio possono aiutare a stabilire chi debba essere approfondito, ma non possono confermare o escludere la diagnosi senza un esame del sonno. Anche peso e circonferenza del collo sono indicatori utili, non prove diagnostiche. La sottodiagnosi può essere maggiore nelle donne, nelle quali insonnia, stanchezza, cefalea o disturbi dell’umore possono risultare più evidenti del quadro classico dominato da russamento e sonnolenza.

Meccanismi biologici e danni d’organo


Gli effetti sistemici dell’OSAS derivano soprattutto da tre meccanismi interconnessi:
  • Ipossia intermittente: ogni ostruzione riduce temporaneamente l’ossigenazione e la successiva riossigenazione favorisce stress ossidativo, infiammazione e disfunzione endoteliale. La ripetizione del ciclo può contribuire allo sviluppo dell’aterosclerosi.
  • Attivazione del sistema nervoso simpatico: i micro-risvegli e la risposta all’ipossia aumentano il rilascio di catecolamine e producono oscillazioni pressorie. Nel tempo possono favorire ipertensione e instabilità del ritmo cardiaco, inclusa la fibrillazione atriale.
  • Alterazioni metaboliche: la frammentazione del sonno e l’ipossia possono ridurre la sensibilità insulinica e modificare la regolazione ormonale. Si crea così un rapporto bidirezionale con aumento di peso, insulino-resistenza e diabete di tipo 2.
Le conseguenze possono coinvolgere più organi. Il sistema cardiovascolare è esposto a ipertensione, aritmie, ictus e scompenso; sul piano neurologico possono comparire difficoltà attentive e cognitive. Le alterazioni metaboliche possono inoltre peggiorare il controllo del diabete e favorire la steatosi epatica. La presenza di un’associazione non implica che l’OSAS sia l’unica causa di questi disturbi, spesso determinati da più fattori.

Impatto su mortalità cardiovascolare e longevità


Le evidenze sulla longevità provengono soprattutto da coorti prospettiche e meta-analisi. Nel complesso emerge un’associazione osservazionale tra OSAS grave e maggiore mortalità per tutte le cause e cardiovascolare, anche dopo l’aggiustamento per diversi fattori di rischio. L’intensità dell’associazione varia tra gli studi e non consente di attribuire automaticamente ogni evento all’apnea notturna.

Una meta-analisi di 27 studi di coorte, comprendente oltre 3,1 milioni di partecipanti, ha stimato per l’OSAS grave un rischio di mortalità per tutte le cause circa doppio rispetto ai controlli (HR 2,13) e un rischio di mortalità cardiovascolare ancora più elevato (HR 2,73). Per le forme lievi e moderate le stime erano meno precise e, in diversi confronti, non raggiungevano la significatività statistica. I risultati rafforzano la necessità di riconoscere le forme più severe senza trasformare dati di popolazione in previsioni individuali.

Una revisione del 2025, basata su 30 studi randomizzati e non randomizzati aggiustati per i principali confondenti, ha rilevato nel gruppo trattato con pressione positiva una riduzione relativa del rischio di mortalità per tutte le cause e cardiovascolare. Il beneficio aumentava con l’uso del dispositivo. Poiché l’analisi combina disegni di studio differenti e una parte rilevante delle informazioni deriva da osservazioni, il risultato indica un possibile vantaggio sulla sopravvivenza ma non dimostra un effetto identico per ogni paziente.

Diagnosi e strumenti di valutazione


La polisonnografia è l’esame diagnostico di riferimento e registra sonno, flusso respiratorio, sforzo toracoaddominale, ossigenazione e attività cardiaca. Un test domiciliare può essere utilizzato negli adulti senza condizioni complicanti che presentano un’elevata probabilità di OSAS moderata o grave. Se il test domiciliare è negativo, inconcludente o tecnicamente inadeguato ma il sospetto clinico persiste, è indicata la polisonnografia. Questi test non sono destinati allo screening indiscriminato delle persone asintomatiche.

La valutazione clinica è particolarmente opportuna quando ricorrono uno o più dei seguenti elementi:
  • Segnali osservati durante il sonno: russamento abituale, pause respiratorie riferite da altre persone e risvegli con sensazione di soffocamento aumentano il sospetto di OSAS.
  • Sintomi al risveglio o durante il giorno: sonno non ristoratore, cefalea mattutina, difficoltà di concentrazione e sonnolenza diurna possono indicare una frammentazione persistente del riposo.
  • Condizioni associate: obesità, ipertensione resistente, fibrillazione atriale, diabete di tipo 2 o precedenti cerebrovascolari rendono particolarmente importante un approfondimento.
Nessun singolo sintomo o parametro corporeo permette tuttavia di porre diagnosi: è necessario integrare il quadro clinico con un esame del sonno appropriato.

Trattamento: pressione positiva e opzioni alternative


La terapia a pressione positiva mantiene aperte le vie aeree mediante una maschera collegata a un dispositivo. CPAP e APAP sono opzioni consolidate, soprattutto nelle forme moderate o gravi e quando sono presenti sonnolenza, ridotta qualità di vita o ipertensione. L’efficacia dipende dall’uso regolare, dalla corretta scelta della maschera e dal controllo dei disturbi che ostacolano l’aderenza. La soglia di quattro ore per notte è spesso impiegata negli studi, ma il rapporto tra durata d’uso e beneficio è progressivo e non si esaurisce in un limite rigido.

Quando la pressione positiva non è tollerata o si preferisce un’alternativa, il trattamento deve essere personalizzato. Le principali opzioni sostitutive o complementari comprendono:
  • Dispositivi mandibolari: gli apparecchi personalizzati e titolabili possono essere indicati in casi selezionati, con controllo odontoiatrico e successiva verifica dell’efficacia.
  • Gestione del peso: nelle persone con sovrappeso, il dimagrimento può ridurre la gravità dell’OSAS, ma non garantisce la completa scomparsa degli eventi respiratori.
  • Misure comportamentali: posizione laterale durante il sonno, riduzione dell’alcol serale e trattamento delle ostruzioni nasali possono integrare la terapia, soprattutto nelle forme posizionali.
  • Procedure specialistiche: chirurgia delle vie aeree e stimolazione del nervo ipoglosso richiedono una valutazione multidisciplinare e indicazioni cliniche precise.

Cosa ricordare a proposito di apnee notturne e longevità


Le apnee ostruttive del sonno sono un disturbo trattabile la cui gravità incide sul rischio cardiovascolare e sulla prognosi. La sottodiagnosi rimane frequente perché russamento, stanchezza e sonno non ristoratore vengono spesso normalizzati. In presenza di sintomi o condizioni associate è opportuno richiedere una valutazione clinica: questionari e parametri corporei possono stimare il rischio, ma la diagnosi richiede un esame del sonno. Pressione positiva, dispositivi mandibolari, controllo del peso e altre opzioni vengono scelti individualmente. Continuità terapeutica e monitoraggio sono essenziali per ottenere benefici duraturi.

FAQ


Come si può capire se si soffre di apnee notturne?


Russamento intenso e irregolare, pause respiratorie osservate, risvegli con soffocamento, sonno non ristoratore e sonnolenza diurna aumentano il sospetto. La diagnosi richiede una valutazione clinica e un esame del sonno. Non può essere stabilita soltanto dai sintomi o da un’applicazione.

Le apnee notturne aumentano davvero il rischio di morte?


Le forme gravi sono associate, negli studi di popolazione, a una mortalità per tutte le cause e cardiovascolare più elevata rispetto all’assenza di OSAS. Il rischio individuale dipende anche da età, comorbilità e altri fattori; il trattamento con pressione positiva è associato a una prognosi migliore, ma le prove sulla mortalità comprendono anche studi osservazionali.

La CPAP è l’unica opzione terapeutica?


No. La pressione positiva è una terapia consolidata, ma in casi selezionati possono essere utilizzati dispositivi mandibolari, terapia posizionale, controllo del peso o procedure chirurgiche. La scelta dipende da gravità, anatomia, sintomi, comorbilità, preferenze e risposta al trattamento.

Le apnee notturne riguardano solo chi è in sovrappeso?


Sovrappeso e obesità aumentano il rischio, ma l’OSAS può comparire anche nelle persone normopeso. Anatomia delle vie aeree, età, familiarità, sesso, alcol e alcune condizioni cliniche possono contribuire; nelle donne il quadro può essere meno tipico e quindi più facilmente trascurato.

Quando è opportuno richiedere una valutazione?


La valutazione è indicata a qualsiasi età adulta quando sono presenti apnee osservate, russamento abituale associato a sintomi, sonnolenza inspiegata o risvegli con soffocamento. È particolarmente rilevante in presenza di obesità, ipertensione resistente, fibrillazione atriale, diabete di tipo 2 o precedenti cerebrovascolari.

Fonti


  1. Lévy P, Kohler M, McNicholas WT et al. Obstructive sleep apnoea syndrome. Nat Rev Dis Primers. 2015;1:15015. PMID: 27188535
  2. Benjafield AV, Ayas NT, Eastwood PR et al. Estimation of the global prevalence and burden of obstructive sleep apnoea: a literature-based analysis. Lancet Respir Med. 2019;7(8):687-698. PMID: 31300334
  3. Ge X, Han F, Huang Y et al. Is obstructive sleep apnea associated with cardiovascular and all-cause mortality?PLoS One. 2013;8(7):e69432. PMID: 23936014
  4. Fu Y, Xia Y, Yi H et al. Meta-analysis of all-cause and cardiovascular mortality in obstructive sleep apnea with or without continuous positive airway pressure treatment. Sleep Breath. 2017;21(1):181-189. PMID: 27502205
  5. Benjafield AV, Pepin JL, Cistulli PA et al. Positive airway pressure therapy and all-cause and cardiovascular mortality in people with obstructive sleep apnoea: a systematic review and meta-analysis. Lancet RespirMed. 2025;13(5):403-413. PMID: 40118084
  6. Kapur VK, Auckley DH, Chowdhuri S et al. Clinical Practice Guideline for Diagnostic Testing for Adult Obstructive Sleep Apnea. J Clin Sleep Med. 2017;13(3):479-504. PMID: 28162150
  7. Patil SP, Ayappa IA, Caples SM et al. Treatment of Adult Obstructive Sleep Apnea with Positive Airway Pressure: An American Academy of Sleep Medicine Clinical Practice Guideline. J Clin Sleep Med. 2019;15(2):335-343. PMID: 30736887
  8. Ramar K, Dort LC, Katz SG et al. Clinical Practice Guideline for the Treatment of Obstructive Sleep Apnea and Snoring with Oral Appliance Therapy: An Update for 2015. J Clin Sleep Med. 2015;11(7):773-827. PMID: 26094920

Dott. Di Mattei Di Matteo Oreste

Sant’Egidio alla Vibrata (TE)

N. Iscrizione ordine medici: 440


Vuoi avere maggiori informazioni?
Contatta il medico

Dott. Di Mattei Di Matteo Oreste



CORRELATI