Medicina preventiva

Ozono: proprietà, benefici e applicazioni nella salute

di Dott. Maria Gaetana Basile 14 Aprile 2026

Ozono: proprietà, benefici e applicazioni nella salute
Ozono: proprietà, benefici e applicazioni nella salute

L’ozono (O₃) è un gas reattivo: in stratosfera forma uno scudo che assorbe i raggi UV, mentre in troposfera è un inquinante secondario prodotto da reazioni fotochimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili. L’esposizione a ozono a livello del suolo irrita le vie aeree e peggiora malattie respiratorie e cardiovascolari, con aumenti di ricoveri e mortalità. Alcuni propongono “ozonoterapia”, ma l’evidenza clinica è limitata e le autorità regolatorie ne scoraggiano l’uso routinario. Monitoraggio (AQI), prevenzione e ventilazione corretta riducono il rischio nei giorni con concentrazioni elevate.

Indice


Introduzione


Respirare aria pulita è un determinante di salute e longevità. Tra gli inquinanti atmosferici, l’ozono a livello del suolo (troposferico) è tra i più insidiosi: invisibile, aumenta con il sole estivo e l’aria stagnante, e penetra in profondità nelle vie aeree. La ricerca epidemiologica associa i picchi di ozono ad aggravamenti di asma e BPCO, a maggiori accessi in pronto soccorso e, in serie temporali, a incrementi di mortalità giornaliera.

La prevenzione primaria, ovvero ridurre le emissioni precursori, e quella personale, cioè limitare l’esercizio intenso nelle ore critiche, usare indici di qualità dell’aria, sono leve concrete per proteggere i soggetti fragili e, sul lungo periodo, favorire un invecchiamento in salute. In parallelo, sul piano planetario la stratosfera, dove la presenza dell’ozono è fondamentale per la salute sulla Terra, mostra segnali di ripresa grazie al Protocollo di Montreal: una buona notizia che non annulla però i rischi del “cugino” troposferico nelle nostre città.

Cos’è l’ozono


L’ozono è una molecola formata da tre atomi di ossigeno (O₃). In stratosfera (10-50 km) raggiunge la massima concentrazione e costituisce la cosiddetta “fascia di ozono”, fondamentale per schermare la radiazione ultravioletta (UV-B e parte degli UV-C), riducendo il rischio di danni al DNA, tumori cutanei e cataratta. Il suo stato è monitorato da WMO/UNEP e agenzie spaziali: i report indicano una tendenza di recupero verso i livelli pre-1980 con orizzonti differenti per aree geografiche (circa 2040 a livello globale, 2045 Artico, 2066 Antartide), pur con variabilità interannuale e questo, se si considera l’allarme dei decenni precedenti sul buco nell’ozono, è un dato assolutamente incoraggiante.

In troposfera (dal suolo fino a ~10-12 km) l’ozono è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente, ma si forma per reazioni fotochimiche fra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (COV) in presenza di luce solare e temperature elevate. Le principali sorgenti dei precursori sono traffico veicolare, combustione industriale e solventi. La meteorologia (alta pressione, stagnazione d’aria) e i trasporti a lunga distanza modulano i picchi stagionali, tipici della tarda primavera-estate nelle medie latitudini.

Dove si forma e perché conta


A livello molecolare, l’ozono è un ossidante potente. In aria troposferica, la fotolisi dell’NO₂(biossido di azoto) genera atomi di ossigeno che reagiscono con O₂(ossigeno) per formare O₃ (appunto l’ozono); successivamente l’ozono può reagire con NO rigenerando NO₂ (ciclo di Leighton). In presenza di COV, la chimica si arricchisce: i radicali perossilici “intrappolano” NO, favorendo un accumulo netto di ozono. La radiazione UV e la temperatura accelerano le reazioni, spiegando i massimi pomeridiani nelle giornate estive limpide. Anche la circolazione stratosferica può modulare i livelli troposferici alle medie latitudini.

Per la salute, il punto chiave è la reattività: l’ozono ossida lipidi e proteine dell’epitelio bronchiale, innesca stress ossidativo e a cascata risposte infiammatorie. A differenza delle polveri sottili (PM), non si “filtra” con mascherine standard e non è un particolato, ma un gas: questo spiega perché i filtri HEPA, eccellenti per PM, non lo rimuovono; servono materiali adsorbenti (es. carboni attivi) e strategie di ventilazione controllata.

Effetti dell’ozono sulla salute


Le evidenze epidemiologiche e cliniche sulla nocività dell’ozono troposferico sono robuste. I principali effetti sulla salute umana, studiati e descritti ampiamente dalla comunità scientifica, possono essere riassunti in:
  • aumento di tosse, dispnea, broncospasmo, irritazione oculare e delle vie aeree anche a basse concentrazioni;
  • peggioramento di asma e BPCO, con incremento delle riacutizzazioni e dell’uso di farmaci al bisogno;
  • associazioni con ricoveri, accessi in pronto soccorso e aumento della mortalità giornaliera nelle ondate di inquinamento;
  • effetti su performance polmonare e iperreattività bronchiale negli sportivi all’aperto.
In Europa, i briefing dell’EEA confermano che l’ozono continua a rappresentare un problema stagionale significativo, con superamenti diffusi dei valori obiettivo, soprattutto nelle aree densamente popolate e nelle regioni con condizioni meteo favorevoli alla formazione fotochimica. Sebbene l’aria europea mostri trend positivi per altri inquinanti, l’ozono richiede ulteriori interventi strutturali.

Gli effetti cronici dell’esposizione a lungo termine sono oggetto di continua valutazione; le linee guida OMS 2021 hanno ridotto i livelli raccomandati, segnalando che i danni si osservano a concentrazioni più basse di quanto ritenuto in passato.

Ozonoterapia: cosa dice la scienza e la regolamentazione


Con ozonoterapia si indicano applicazioni mediche di miscele ozono/ossigeno (autoemoterapia, infiltrazioni, insufflazioni, applicazioni topiche/oli ozonizzati). La base biologica invocata comprende effetti antimicrobici, modulazione dello stress ossidativo e del sistema immunitario. Tuttavia, la qualità dell’evidenza clinica è eterogenea e spesso limitata da piccoli campioni, bias di pubblicazione, endpoint surrogate e follow-up brevi. Rassegne recenti richiamano la necessità di metodologie rigorose e regolazione chiara.

Sul piano regolatorio, negli Stati Unitila legge stabilisce che l’ozono è un gas tossico “senza applicazioni mediche utili note” e che concentrazioni efficaci come germicida superano quelle tollerabili per l’uomo. Diverse istituzioni clinicheconsiderano rischioso l’impiego al di fuori di protocolli sperimentali/indicazioni circoscritte. In sintesi: ad oggi non esistono approvazioni ampie per patologie comuni e l’uso clinico dovrebbe rimanere nell’alveo della ricerca controllata o di specifiche normative locali, informando il paziente sui limiti dell’evidenza e sui rischi.

In Europa non esiste un’autorizzazione centralizzata per “farmaci a base di ozono”: la classificazione dipende dall’uso dichiarato. Se presentato come medicinale, serve un’autorizzazione all’immissione in commercio con prove di qualità, sicurezza ed efficacia; a oggi nessuna autorizzazione UE è stata concessa. Se lo strumento serve solo a generare/erogare ozono per finalità mediche, ricade nella disciplina dei dispositivi medici e richiede marcatura CE con valutazione di conformità (oggi sotto MDR 2017/745). In entrambi i casi la competenza applicativa è degli Stati membri.

In Italia non c’è un riconoscimento nazionale generalizzato della “ozonoterapia” nei LEA. Storicamente, il Ministero della Salute (pareri 2002-2005, richiamati nel 2007) ha indicato che l’impiego clinico fosse limitato a sperimentazioni in ambiente ospedaliero e, per indicazioni selezionate, alla iniezione intradiscale per ernia/protrusione lombare, con consenso informato e approvazione etica; pur non vincolanti giuridicamente, tali indicazioni richiamano la responsabilità professionale del medico. Alcune Regioni hanno poi emanato indirizzi operativi e percorsi (es. Toscana) per uso in patologia discale lombare con protocolli, setting ospedalieri e modulistica di consenso dedicata. In sintesi: l’ozonoterapia in Italia è praticabile solo entro protocolli/regole locali, con dispositivi marcati CE e forte attenzione a appropriatezza, sicurezza e tracciabilità.

Esposizione e prevenzione: protocolli pratici


La prevenzione combina politiche (riduzione NOx e COV) e misure personali. Per i cittadini, soprattutto per bambini, anziani, asmatici, persone con malattie cardiopolmonari e donne in gravidanza, valgono protocolli semplici:
  • Programmare attività fisica al mattino; evitare sforzi intensi tra tarda mattina e pomeriggio nelle giornate calde e soleggiate.
  • Consultare quotidianamente l’indice di qualità dell’aria (AQI europeo o locale) e attenersi ai consigli per fasce di rischio.
  • In auto, durante i picchi, preferire ricircolo per tragitti brevi; in casa, ventilare nelle ore a minor concentrazione.
  • Evitare generatori di ozono e dispositivi che emettono ozono (alcuni ionizzatori/“purificatori”): non sono indicati in ambienti occupati e possono peggiorare la qualità dell’aria interna.
  • Per il trattamento dell’aria indoor, ricordare che i filtri HEPA/MERV rimuovono particelle, non gas; per l’ozono servono media a carbone attivo o adsorbenti specifici (efficacia variabile nel tempo e secondo portata/umidità). Manutenzione e dimensionamento corretti sono essenziali.
Queste misure, unite a scelte urbane (zone a basse emissioni, elettrificazione dei trasporti, verde urbano che non emetta eccessivi COV biogenici) contribuiscono a ridurre i picchi stagionali.

Strumenti e soglie: AQI, linee guida OMS ed Europa


Per comunicare il rischio in tempo reale si usa l’European Air Quality Index (EAQI), che integra i principali inquinanti (incluso O₃) in una scala cromatica. L’ozono per la valutazione sanitaria si misura tipicamente come media massima mobile su 8 ore. I siti e le app EEA permettono di consultare mappe, stazioni e storici locali.

Valori di riferimento principali
  • OMS 2021: obiettivo per la stagione di picco, media 8 ore ≤ 60 µg/m³. Valore più restrittivo rispetto al passato, alla luce di nuove evidenze sugli effetti a basse dosi.
  • Unione Europea (Direttiva 2008/50/CE): valore bersaglio 120 µg/m³ (massima media giornaliera su 8 ore) da non superare più di 25 giorni/anno (media triennale); soglia di informazione 180 µg/m³ (1 ora) e soglia di allerta 240 µg/m³ (1 ora).
  • Revisione 2024 (Direttiva UE 2024/2881): percorso di allineamento verso limiti più stringenti entro il 2030–2050; per l’ozono, lungo termine: 100 µg/m³ (media 8 ore) ≤3 giorni/anno (99° percentile). Le soglie operative nazionali potranno aggiornarsi progressivamente.

Rischi e controindicazioni


L’ozono inalato è sempre potenzialmente dannoso; non esiste un “livello salutare” di esposizione diretta in ambienti occupati. Le categorie più sensibili includono bambini, anziani, soggetti con asma/BPCO, cardiopatie e atleti impegnati in sforzi intensi all’aperto. Durante i picchi:
  • limitare l’attività fisica vigorosa all’esterno;
  • preferire ambienti climatizzati con filtri a carbone attivo o ventilazione meccanica controllata ben gestita;
  • evitare l’uso domestico di ionizzatori/ozonizzatori non certificati;
  • considerare che l’ozono può reagire con composti indoor (es. terpeni dei detergenti) formando sottoprodotti irritanti.
Per quanto riguarda l’ozonoterapia, i rischi includono irritazione/infortunio locale, embolie gassose in caso di pratiche improprie, e tossicità respiratoria se inalato. L’uso non dovrebbe avvenire in gravidanza, nelle malattie emolitiche, in deficit di G6PD, patologie tiroidee non controllate o nei pazienti con elevata suscettibilità allo stress ossidativo, se non in contesti controllati e con consenso informato. Le autorità come la FDA mantengono posizioni restrittive.

Cosa ricordare sull’ ozono


  • L’ozono stratosferico protegge dai raggi UV ed è in lenta ripresa grazie a politiche globali; quello troposferico è un inquinante nocivo per l’uomo.
  • Effetti acuti: irritazione, broncospasmo, calo della funzione polmonare; effetti popolazionali: più accessi ospedalieri e mortalità nelle giornate con picchi.
  • L’AQI europeo e le soglie OMS/UE aiutano a decidere quando ridurre l’attività all’aperto o proteggere i fragili.
  • Generatori di ozono e ionizzatori non vanno usati in ambienti occupati: inefficaci come purificatori, potenzialmente dannosi.
  • L’ozonoterapia resta controversa: evidenza insufficiente per la maggior parte delle indicazioni e posizioni regolatorie restrittive.

Fonti:


  • World Health Organization. WHO global air quality guidelines (2021). PDF ufficiale. 9789240034228-eng.pdf
  • Hoffmann, Barbara et al. “WHO Air Quality Guidelines 2021-Aiming for Healthier Air for all: A Joint Statement by Medical, Public Health, Scientific Societies and Patient Representative Organisations.” International journal of public health 66 1604465. 23 Sep. 2021, doi:10.3389/ijph.2021.1604465
  • Pérez Velasco, Román, and DorotaJarosińska.“Update of the WHO global air quality guidelines: Systematic reviews - An introduction.” Environment international 170 (2022): 107556. doi:10.1016/j.envint.2022.107556
  • US EPA. Health Effects of Ozone Pollution (agg. 2025). Health Effects of OzonePollution | US EPA
  • US EPA. Health Effects of Ozone in the General Population (agg. 2025). Health Effects of Ozone in the General Population | US EPA
  • European Environment Agency. Europe’s air quality status 2024–2023. Briefings e paginetematiche O₃. Europe’s air quality status 2024 | European Environment Agency's home page
  • EUR-Lex. Direttiva 2008/50/CE: soglie e valori obiettivo per l’ozono. 0001_cp 1..1
  • Ozone—8-hour mean target value for human health (scheda). Ozone - 8 hour mean target value for the protection of human health | European Environment Agency's home page
  • Direttiva (UE) 2024/2881: revisione standard qualità dell’aria (percorsi 2030–2050). Directive (EU) 2024/2881 of the European Parliament and of the Council of 23 October 2024 on ambient air quality and cleaner air for Europe (recast)
  • WMO/UNEP. Scientific Assessment of Ozone Depletion 2022 (Executive Summary). NOAA CSL: Scientific Assessment of OzoneDepletion: 2022
  • NASA/NOAA. Ozone hole 2024: andamento e dimensioni. NASA, NOAA Rank 2024 Ozone Hole as 7th-Smallest Since Recovery Began - NASA
  • US 21 CFR §801.415: Maximum acceptable level of ozone (posizione FDA). eCFR :: 21 CFR 801.415 -- Maximum acceptablelevel of ozone.
  • Machado Silva, Heslley. “The ozone therapy controversy and the need for science-based health policies in the Brazilian context.” Lancet regional health. Americas 34 100745. 10 Apr. 2024, doi:10.1016/j.lana.2024.100745
  • Aldred, J R et al. “Benefit-cost analysis of commercially available activated carbon filters for indoor ozone removal in single-family homes.” Indoor air 26,3 (2016): 501-12. doi:10.1111/ina.12220

FAQ – Domande frequenti sull’ozono


L’ozono è sempre “cattivo”?

No. In stratosfera è protettivo contro gli UV; in troposfera è un inquinante nocivo per la salute umana.

Quali sono le ore peggiori per fare sport all’aperto d’estate?

In genere tra tarda mattina e pomeriggio, quando il sole e il calore favoriscono la formazione fotochimica di O₃. Meglio allenarsi al mattino presto e monitorare l’AQI.

Le mascherine o i filtri HEPA proteggono dall’ozono?

No: HEPA e MERV rimuovono particelle, non gas; per l’ozono servono carbone attivo/adsorbenti e corretta ventilazione.

I purificatori a ozono “sanificano” la casa?

L’ozono in ambienti occupati è sconsigliato: a concentrazioni sicure è inefficace, a concentrazioni efficaci è nocivo. Evitare generatori di ozono e ionizzatori non certificati.

L’ozonoterapia funziona per il mal di schiena o le infezioni?

L’evidenza è insufficiente per molte indicazioni e le autorità (es. FDA) la considerano non dimostrata e potenzialmente rischiosa. Valutare solo in contesti di ricerca/protocolli regolati.

Dott.ssa Basile Maria Gaetana

Medico Chirurgo in Medicina Estetica

Dott. Maria Gaetana Basile

Settimo (CS)


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